venerdì 15 aprile 2011

APPUNTI SULLA MAIOLICA

APPUNTI SULLA MAIOLICA


Chi sa, fa. Chi non sa, insegna



La maiolica è un prodotto ceramico, una terracotta ricoperta da smalti stanniferi o piombiferi.

Anticamente, i vasai, usavano l‘espressione “ dar di maiolica “, con il significato di “ rendere lucente la superficie “ del manufatto in lavorazione, operazione che avveniva per mezzo dell’applicazione dello smalto, allo stato liquido, e con la successiva cottura.

Il rivestimento a smalto piombifero, chiamato vernice o cristallina, rende la superficie della ceramica trasparente e con un aspetto vitreo. Il rivestimento a smalto stannifero genera una superficie opaca.

L’ingobbio, chiamato anche intonacatura, è una tecnica di lavorazione della maiolica dove l’impasto ceramico è ricoperto da un velo di terra bianca o colorata che ricopre e nasconde l’argilla e che a sua volta sarà ricoperto con lo smalto. Peculiarità di questa lavorazione è la possibilità di incidere sulla superficie ceramica un disegno ad ornamento che prenderà forma dal colore dell’argilla sottostante, questa tecnica decorativa si chiama graffito. Le ceramiche realizzate con la tecnica dell’ingobbio si possono trovare definite anche come Bianchetti o Mezza maiolica.

Il rivestimento, a smalto o a ingobbio, ha funzioni pratiche e estetiche. Le prime perché rende impermeabile la terracotta e ne elimina la porosità, le seconde perché leviga la superficie e la rende brillante.

L’argilla veniva modellata, fatta essiccare  e sottoposta a una prima cottura, in forno, a una temperatura compresa fra i 960° e i 1030° Centigradi. Questa operazione creava il “biscotto”, quest’ultimo veniva immerso nella coperta, un liquido biancastro, alla base della realizzazione della coperta lucida, fatto asciugare e, quando richiesto, decorato con colori in grado di resistere al fuoco. Segue una seconda cottura, a 900° Centigradi, con questo secondo ingresso nel forno, si assiste a una cottura che fonde fra loro i colori, l’invetriatura e la superficie porosa del biscotto, creando un pezzo ceramico, pronto all’uso, con aspetto lucente, levigato, colorato e compatto.

La cottura in forno è di due tipi “ a gran fuoco “ o “ a piccolo fuoco “ detta anche a “ terzo fuoco “. Il primo tipo è usato per decorare il biscotto, dopo averlo immerso nello smalto stannifero, con dei colori capaci a resistere alle alte temperature, in antichità, il verde, giallo, blu, rosso e viola manganese. Per i colori che non resistono alle alte temperature, si procedeva a sottoporre il pezzo a tre differenti cotture, di cui la terza a temperatura minore; se in questo modo si assiste all’arricchimento della tavolozza cromatica, di contro si rendono le superfici meno resistenti all’usura, perché viene meno quella fusione fra gli elementi permessa dalla tecnica“ a gran fuoco “.

La maiolica nacque nell’oriente islamico e probabilmente si diffuse, in Italia, nel 1115, quando i pisani, conquistarono l’isola di Maiorca, nella penisola ebbe grande produzione e diffusione nella città di Faenza, tanto che la parola faenze è diventata, nel tempo, un sinonimo di maiolica.




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